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Solidarietà a Salman Rushdie e libertà di espressione e opinione

pubblicato 12 set 2022, 11:52 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 12 set 2022, 12:03 ]

Il 12 settembre 2022 l'associazione Neda Day di Pordenone ha organizzato l'incontro "La libertà di espressione e di opinione" di solidarietà a Salman Rushdie ad un mese dall'accoltellamento che lo scrittore a subito negli Stati Uniti.

Pubblichiamo l'intervento di Loris Tissino.

Buon pomeriggio.

Ringrazio sentitamente l’associazione Neda Day per aver organizzato questo incontro di solidarietà con Salman Rushdie e per la libertà di espressione e di opinione.

Libertà, queste, che comprendono quella di cambiare religione, di non professarne alcuna, di abbandonare quella della famiglia o della comunità in cui si è cresciuti, di dichiararsi apostati e atei, di criticare le religioni e le presunte divinità.

Intervento di Loris Tissino all'incontro di solidarietà a Salman Rushdie
Libertà che in molti paesi non sono per nulla garantite e in altri sono garantite solo formalmente, perché le persone che compiono abusi in nome e per conto delle organizzazioni religiose non vengono perseguite dalla legge.

Perché non c’è solo Salman Rushdie.

C’è anche Leena Manimekalai, poetessa e regista indiana sotto inchiesta per offesa dei sentimenti religiosi per aver pubblicato un’immagine di sé vestita come la dea Kali.

C’è l’attivista Rusthum Mujuthaba, che nel suo paese, le Maldive, dove la costituzione dice che la libertà è sottoposta alla Shari’ah e che i cittadini hanno il dovere di proteggere l’Islam, è stato condannato a quattro mesi di prigione per i suoi tweet in favore dei diritti delle donne e della libertà religiosa, e che adesso — libero — vive costantemente minacciato.

C’è Raif Badawi, scrittore che in Arabia Saudita ha scontato una condanna a dieci anni di prigione (e ha ricevuto cinquanta delle mille frustate previste) per avere “insultato l’Islam tramite canali telematici” e a cui adesso è impedito di lasciare il paese.

Ma, anche qui in Europa, c’è il caso di Gáspár Békés, attivista ateo ungherese, licenziato dal suo posto di lavoro presso la municipalità di Budapest per aver sostenuto sui social network che il battesimo di infanti viola i diritti umani, e ora vive sotto costanti minacce di morte su cui la polizia rifiuta di investigare.

Pubblico in sala all'incontro di solidarietà con Salman RushdieHo citato qui solo alcuni dei casi di cui si è occupata recentemente Humanists International, l’organizzazione internazionale di cui fa parte l’Uaar, con la sua campagna “Protect Humanists at Risk” (“Proteggi gli umanisti a rischio”). Alcuni casi tra molti, troppi.

E non siamo preoccupati solo per i comportamenti delle autorità dei paesi dove la blasfemia e l’apostasia sono punibili con la morte. Ci preoccupa anche che nei paesi occidentali, dove la libertà di espressione è teoricamente assestata, ci sia più di qualcuno che colpevolizza, anche in questo contesto, le vittime, che “se la sono cercata”, che “dovevano stare attente a non offendere”, ecc. 

Come ha scritto recentemente Andrew Copson, presidente di Humanists International, «qualcuno dice: “La violenza è sbagliata, ma non pensi che sia sbagliato anche offendere le persone come ha fatto lui?”. In una parola: no.»

Le parole, a meno che non si tratti di incitamento all’odio e alla violenza, non danneggiano nessuno. Se pensi di offenderti leggendo le opinioni di qualcuno, non leggerle: nessuno ti obbliga a farlo. E comunque, per quanto possano disturbarti le opinioni altrui, dovresti apprezzare il fatto di essere venuto in contatto con esse, perché potrebbero arricchirti anche se non le condividi completamente. E, in ogni caso, la libertà viene prima di tutto, per tutti.

Grazie per l’attenzione.

Il sindaco, il cartello "pro LGBTQ" e il rapportarsi alle diversità

pubblicato 9 giu 2022, 22:21 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 9 giu 2022, 22:23 ]

Apprendiamo, tramite il profilo Facebook del nostro Sindaco, che alla scuola media "Lozer" di Pordenone sono stati appesi due cartelli arcobaleno, uno riportante la scritta "Peace", l'altro riportante la scritta "Pro LGBTQ" e, con rammarico, apprendiamo altresì la sua reazione molto dura nei confronti di questa iniziativa ad opera di sconosciuti. Sebbene ci risulti difficile credere che esprimere un desiderio di pace e inclusività possa diventare fonte di polemica, è questo ciò a cui stiamo assistendo.

Da "Il Gazzettino"
In particolare, il Sindaco si è scagliato contro la scritta "Pro LGBT": «Non mi verrebbe mai in mente di disegnare una bandiera ucraina e arricchirla con 'pace' e 'etero'», scrive. Ricordiamo al nostro Sindaco che le persone etero sono ovunque, da sempre — su di loro «abbiamo vagonate di trasmissioni trasmissioni televisive, di eventi teatrali, di film», per citare le sue stesse parole — quindi non hanno bisogno di vedersi riconoscere la stessa dignità delle persone LGBTQ+ o lottare contro pregiudizi sulla propria sessualità.

Il Sindaco continua: «Sul tema dell'omofobia stiamo nettamente esagerando». Leggendo queste parole ci chiediamo: se un semplice cartello può portare a una reazione così dura, cosa dovrebbero dire le vittime di omofobia quando vengono bullizzate? O quando sentono o leggono parole di sdegno al solo sentirsi nominare?

Il Sindaco tiene a precisare che «se queste [indicazioni educative dei genitori ai propri figli] sono lgbtq, non vanno garantite anche quelle di chi la pensa diversamente?». Al riguardo, è bene sottolineare che la sessualità non è frutto di opinioni né di educazione impartita dall'esterno (etero e omosessuale che sia). Un genitore può avere un'opinione sulla sessualità, ma questa non modifica quella dei propri figli, in nessun caso. Quello che si può modificare è il nostro modo di rapportarci agli altri e alle innumerevoli diversità che compongono il genere umano, ma possiamo farlo solo conoscendole e confrontandoci con esse, e questo fin da ragazzi.

Anna Piva
Vice-coordinatrice del Circolo Uaar di Pordenone

I diritti delle donne in Iran, lo sport e la politica locale

pubblicato 17 apr 2022, 03:28 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 17 apr 2022, 03:29 ]

Apprendiamo dalla stampa che l’amministrazione comunale di Pordenone ha negato all’associazione Neda Day l’esposizione di uno striscione per la rivendicazione dei diritti umani in Iran (in particolare, nel caso specifico, del diritto delle donne ad accedere agli stadi per le competizioni sportive) durante il torneo internazionale di pallavolo Cornacchia World Cup.


La giustificazione del vicesindaco Emanuele Loperfido (secondo il quale sarebbero state messe in difficoltà le atlete iraniane) lascia sicuramente un po’ perplessi: se a difendere le donne iraniane non pensano le persone che possono farlo (ad esempio qui in Italia), chi lo farà mai?


Esprimiamo quindi solidarietà all’associazione Neda Day per le sue battaglie per i diritti delle donne in Iran, che condividiamo in toto: dovremmo essere, qui in Italia, stimolo per l’allargamento dei diritti, non baluardo per il mantenimento dello status quo in situazioni di loro conclamata violazione.


L'attivo del circolo Uaar di Pordenone


Il vescovo chiama, i consiglieri comunali accorrono. Cronache dalla clericale Pordenone

pubblicato 1 apr 2022, 07:59 da Loris Tissino   [ aggiornato in data 1 apr 2022, 08:00 ]

Post pubblicato originalmente nel blog nazionale dell'Uaar

Apprendiamo dalla stampa che il Vescovo della diocesi Concordia-Pordenone, per il tramite del diacono Giovanni Dalla Torre, ha inviato una richiesta di ascolto e confronto al Consiglio Comunale di Pordenone su temi quali le esigenze provenienti dal territorio che possano coinvolgere la Chiesa, i cambiamenti possibili ed auspicabili per la realtà della stessa, il contributo del cristiano e delle comunità ecclesiali per la costruzione di una società giusta ed equa.

Richiesta di parere senza dubbio lecita. Il punto però è: che cosa ci si dovrebbe aspettare dal Consiglio Comunale della città, che rappresenta tutti i cittadini e non solo i fedeli della Chiesa cattolica? A nostro parere, il Consiglio comunale dovrebbe rispondere qualcosa del tipo «Grazie dell’invito, ma non dovremmo certo essere noi, che rappresentiamo tutti, a dare pareri a voi su cose che riguardano solo una parte della cittadinanza.».

Che cosa è successo, invece? In una città clericale come Pordenone (che tristemente non si distingue, per questo, da molte altre in Italia), il Presidente del Consiglio comunale, Pietro Tropeano, ha inoltrato l’invito ai consiglieri con una nota in cui si indica la «piena condivisione di quanto riportato nella lettera, sulla necessità del dialogo, del confronto, e dell’ascolto di tutte le esigenze provenienti dal territorio», con la richiesta di «gentile conferma di partecipazione». Accenni alla laicità delle istituzioni? Non pervenuti.

Ma com’è andato l’incontro? La richiesta di aiuto, a quanto riportato dai media, si è addirittura rovesciata, con il vice-sindaco Emanuele Loperfido che chiede una mano al vescovo: «Ci sono quartieri — dice — in cui abbiamo bisogno della vostra competenza e presenza per capire cosa fare.» Sarà programmato un aggiornamento del personale dei servizi sociali affidato alle parrocchie?

Non sono mancati poi i consiglieri che hanno approfittato del momento per chiedere alla Chiesa di «far uscire dall’angolo la propria cultura, promuovendo battaglie sulla natalità o contro la maternità surrogata», ribadendo che «il Cristiano deve indignarsi se viene tolto il crocifisso dalle aule» (Alberto Parigi e Giovanna Favret) e per dare suggerimenti alla chiesa sui modi per «catechizzare un pubblico più ampio» (Anna Ciriani).

Che dire? In un paese e in una città laica, le politiche sociali dovrebbero essere programmate in funzione di una vera inclusività, rivolta anche a persone che la Chiesa discrimina per orientamento e scelte in campo sessuale e procreativo; non scambiandosi consigli con un’organizzazione non democratica, che nega la parità di genere, considera mandanti di omicidio donne e ragazze che decidono di abortire ed è nota per la pessima gestione degli abusi su minori. È imbarazzante che una parte consistente dei consiglieri comunali della città abbia invece deciso di comportarsi altrimenti.

Loris Tissino


Alternative all'IRC nelle scuole pordenonesi? Anche nel 2022 poche...

pubblicato 7 gen 2022, 08:08 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 7 gen 2022, 12:27 ]

Qualche giorno fa si è aperto il periodo in cui si può scegliere la scuola a cui iscriversi o iscrivere i propri figli. Come lo scorso anno, ci siamo messi nei panni di uno studente o di un genitore che deve compiere la scelta e per il quale è importante un’informazione sull’attività prevista in luogo dell’insegnamento della religione cattolica, che dal 1984, in seguito al Concordato Stato/Chiesa, non è più materia obbligatoria.


Dallo scorso anno, la scelta se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica si compie direttamente sul sito del Ministero dell’Istruzione al momento dell’iscrizione. Per chi decide di non avvalersi, l’ulteriore scelta su che cosa fare in suo luogo (attività alternativa, studio individuale assistito, non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica) è rimandata, contrariamente al buon senso e a quanto richiesto dal Tar del Lazio, a giugno.


La progettazione di attività alternativa costituisce comunque un obbligo per gli istituti scolastici, già riconosciuto in diverse sentenze e ordinanze: il Consiglio di Stato, nel 2010, affermò che  «la mancata attivazione dell’insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente o della famiglia, e di questo aspetto il Ministero … dovrà necessariamente farsi carico»; un’ordinanza del Tribunale di Padova dello stesso anno stabilì che la mancata attivazione dei corsi alternativi costituisce «un comportamento discriminatorio illegittimo», fonte di responsabilità risarcitoria per l’Istituto scolastico.


Ricerca di alternative all'IRC

Lo scorso anno siamo andati a vedere che cosa si poteva trovare nei siti scolastici dei 39 istituti della nostra ex provincia, e i risultati furono deludenti, anche se non del tutto sorprendenti, purtroppo. Il 13 dicembre abbiamo scritto a tutti gli istituti dicendo che avremmo fatto di nuovo questo tipo di monitoraggio anche quest’anno, invitandoli a fornirci indicazioni su quali attività sono da loro proposte (perché magari non sono esplicitate bene in documenti pubblicati nel sito web). Solo tre istituti ci hanno risposto, e di questo li ringraziamo; per gli altri, abbiamo dovuto fare affidamento ai piani dell’offerta formativa reperiti nei siti e sulla funzione di ricerca testuale che spesso è messa a disposizione.


La situazione, rispetto allo scorso anno, non è migliorata molto. L’ora alternativa (o le ore: nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sono due alla settimana) viene citata in 19 documenti su 39: spesso non per descriverla, ma solo per dire (nel quadro orario) che essa esiste, a fianco o in luogo dell’insegnamento della religione cattolica (e ci sono degli istituti comprensivi che la indicano solo per un ordine di scuola) o per specificare che l’insegnante di attività alternativa, al pari dell’insegnante di religione cattolica, fa parte del consiglio di classe, attribuisce un proprio giudizio e partecipa allo scrutinio (per gli allievi che segue). Per gli altri 20 istituti non esiste proprio, ed è invece presente solo la materia “Religione Cattolica” o, a volte, “Religione” (il fatto che la religione sia quella cattolica sarebbe interessante da precisare, considerando che gli insegnanti sono scelti dal vescovo, anche se pagati dallo Stato).


Anche quando le attività alternative sono citate, non esiste nella maggior parte dei casi una descrizione specifica delle stesse.


Vogliamo qui citare gli unici casi in cui le attività alternative risultano descritte o ci sono state comunicate: 

  • l’Istituto comprensivo di Maniago offre «percorsi educativi, adattati ai diversi ordini di scuola e ai differenti bisogni degli alunni, [che] permetteranno ai bambini di osservare, analizzare e riflettere sui valori, i diritti e i doveri dei sistemi di convivenza democratica, con particolare riferimento a diritto all’istruzione, diritto alla salute e alla sicurezza, diritto alla propria identità culturale»;

  • il Liceo artistico “Galvani” di Cordenons offre attività che permetteranno di «scoprire letture e testi non tradizionali per sviluppare i propri interessi artistici anche attraverso la rappresentazione grafica, pittorica, digitale, fumetto»;

  • il Liceo “Grigoletti” di Pordenone propone «lettura del quotidiano o di una rivista anche in lingua straniera, lettura di brevi testi di etica, visione guidata di film a cui far seguire una riflessione»;

  • l’istituto “Mattiussi - Pertini” di Pordenone ha proposto corsi sulla conoscenza aperta e collaborativa e sulla storia del pensiero scientifico.


Naturalmente, nel caso ci fosse sfuggita qualche proposta, saremo ben lieti di aggiornare questo elenco.


Alle scuole che volessero attivarsi per la progettazione di attività didattiche alternative all'insegnamento della religione cattolica, ricordiamo che la nostra associazione ha una sezione del proprio sito dedicata alla raccolta di idee e proposte a cui ispirarsi. Quest’anno, inoltre, la nostra associazione ha proposto agli Istituti comprensivi una propria donazione di kit didattici di robotica sperimentale da destinarsi alle attività alternative. Purtroppo nessuna scuola del Friuli occidentale ne ha fatto richiesta. Sarà per il prossimo anno scolastico, forse.


Marta Antoniel

curatrice dell'indagine del Circolo Uaar di Pordenone


Cinema e laicità

pubblicato 31 ott 2021, 08:21 da Loris Tissino   [ aggiornato in data 16 nov 2021, 09:51 ]

Novembre ci porta due proiezioni cinematografiche, qui a Pordenone, che non possiamo non segnalare.

La prima è del film «La scelta di Anne - L'événement» di Audrey Diwan, che ha ricevuto all'edizione 2021 della Mostra del Cinema di Venezia il prestigioso Leone d'Oro, ma anche, nel nostro piccolo, il Premio Brian, che la nostra associazione ogni anno conferisce alla pellicola che meglio evidenzia ed esalta i valori legati a laicità e diritti civili.

Premio Brian 2021 a Audrey Diwan

Il film narra la vicenda di Anne, studentessa universitaria, che nella Francia del 1963 — rimasta involontariamente incinta — è alle prese con la decisione di ricorrere all'interruzione volontaria della gravidanza quando era questa era ancora considerata illegale.

Si tratta di un film più che mai necessario in un momento storico in cui il diritto all'autodeterminazione nelle scelte riproduttive è di nuovo pesantemente sotto attacco, in cui la protagonista rappresenta — come hanno scritto i giurati dell'Uaar nelle motivazioni — «un modello esemplare di indipendenza e risolutezza nel far valere le proprie volontà anche di fronte a una società che abbandona e giudica severamente una donna, fino a svilirne l'umanità, per le sue legittime decisioni personali».

La scelta di Anne sarà proiettato a Cinemazero a partire da giovedì 4 novembre



Il secondo film è «Be my voice» di Nahid Perrson. In esso si narra la storia della giornalista e attivista Masih Alinejad, voce di milioni di donne iraniane che si ribellano sui social media contro l'hijab forzato. Di Masih Alinejad la casa editrice Nessun Dogma ha pubblicato il libro «Il vento fra i capelli. La mia lotta per la libertà nel moderno Iran».

Fotogramma dal film "Be my voice"

Be my voice verrà proiettato in anteprima nazionale a Pordenone, nell'ambito del festival "Le voci dell'inchiesta", giovedì 11 novembre alle 20.45.


Aggiornamenti

Il film Be My Voice ha vinto il premio del pubblico al festival Le voci dell'inchiesta. Sull'uscita del film in Italia, vedi anche il post sul blog nazionale dell'Uaar.


FVG Pride transfrontaliero: una bella festa

pubblicato 5 set 2021, 07:43 da Loris Tissino   [ aggiornato in data 8 set 2021, 00:41 ]

Ieri abbiamo partecipato, insieme agli amici del Circolo di Trieste, all'FVG Pride "Sconfiniamo i diritti" che si è tenuto a Gorizia e Nova Gorica. È stata una bella festa, il mattino con il nostro gazebo in Piazza Vittoria, dove abbiamo potuto conversare con diverse persone interessate alla nostra associazione e ai suoi obiettivi, e il pomeriggio con il nostro striscione «Aboliamo il concordato» lungo le vie della città.

Gazebo all'FVG pride
Il gazebo in Piazza Vittoria

Striscione che per alcuni momenti abbiamo avuto il piacere di vedere sostenuto anche dal consigliere regionale Furio Honsell, già rettore dell'Università di Udine e sindaco di quella città, e dal deputato PD Alessandro Zan, primo firmatario del disegno di legge di contrasto dell'omotransfobia.

Il sostegno di Furio Honsell
Il sostegno di Furio Honsell


Il sostegno di Alessandro Zan
Il sostegno di Alessandro Zan


La nostra posizione è stata sostenuta anche dal gruppo di Cristiani LGBT in cammino, che volentieri si è affiancato a noi per un tratto di percorso.

Cristiani LGBT
Cristiani LGBT

Perché sì, è bene ricordarlo, essere religiosi non significa essere contrari alla laicità, ed essere per la laicità non significa essere contrari alle religioni. Le rivendicazioni di laicità sono richieste volte ad evitare i privilegi, come quello dei crocefissi nei luoghi pubblici la cui abolizione era giustamente tra gli obiettivi del Pride, considerata una "provocazione" dal Sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna.

Al confine con la Slovenia
Al confine con la Slovenia

In Piazza della Transalpina, a Nova Gorica
In Piazza della Transalpina, a Nova Gorica

Loris Tissino
Circolo Uaar di Pordenone


L'Uaar all'FVGPride di Gorizia / Nova Gorica, sabato 4 settembre

pubblicato 28 ago 2021, 09:05 da Loris Tissino   [ aggiornato in data 8 set 2021, 00:29 ]

Sabato 4 settembre si terrà l'edizione 2021 dell'FVG Pride, quest'anno a Gorizia con il titolo "Sconfiniamo i diritti".

L'Uaar è da sempre a fianco della comunità LGBTQIA+ nel sostegno delle sue battaglie e per la laicità: sarà quindi presente, come in molte altre città italiane, a questo evento, con il proprio striscione «Aboliamo il concordato» e con le proprie bandiere.

Nel manifesto dell'iniziativa, tra i vari punti, è presente questo:

Esigiamo che lo Stato italiano garantisca la laicità dei suoi organi affinché nessuna confessione religiosa dell*  funzionari* possa imporre un modello comportamentale, dettare scelte politiche o influenzare scelte giudiziarie che  giustifichino pratiche sociali o atti discriminatori. Chiediamo inoltre che gli enti pubblici ribadiscano la propria indipendenza dalle religioni spogliandosi dei simboli di  culto, come ad esempio i crocefissi nelle scuole, che attentano tanto contro la laicità dello stato quanto al diritto alla libertà religiosa.

Il programma della parte pomeridiana della manifestazione, che ci vedrà presenti, è questo:

15:00: Concentramento in Piazza della Vittoria - Travnik 
16:00: Inizio corteo
19:00: Arrivo in Trg Evrope - Piazza Transalpina, Nova Gorica, inizio parte politica e discorsi
20:00: Dj set, food & drinks

Sarà possibile parcheggiare al cosiddetto "Parcheggio del vecchio mercato all'ingrosso", a tre minuti a piedi da Piazza della Vittoria, accessibile da Via Boccaccio o da Via Santa Chiara. Un po' più lontano, a 7 minuti a piedi, c'è il parcheggio di Piazza Cesare Battisti. Entrambi sono a pagamento, ma è possibile sostare un giorno intero a soli 2 €. Per stalli bianchi si può cercare in via Cadorna.

Norme covid: per partecipare al village o al corteo in Italia non è richiesto nulla se non garantire la normale profilassi (gel igienizzanti, mascherine se non si può garantire il distanziamento sociale di 1 m), mentre per entrare in Slovenia è necessario il Green Pass. La polizia slovena ha chiesto anche che il green pass sia stampato, per velocizzare i controlli.

Da Pordenone ci stiamo organizzando per partecipare con una delegazione di soci, a cui invitiamo soci e simpatizzanti ad unirsi.

Loris Tissino
Coordinatore del Circolo Uaar di Pordenone

Aggiornamento
Abbiamo raccontato com'è andata in un altro post.

Chi ha paura dei manifesti dell'Uaar?

pubblicato 4 apr 2021, 03:16 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 4 apr 2021, 03:30 ]

La libertà di espressione a qualcuno dà evidentemente fastidio. Come in altre città italiane, anche in Friuli Venezia Giulia (qualche giorno fa a Udine, oggi a Spilimbergo) c'è stato chi ha pensato di limitarla vandalizzando i manifesti che la nostra associazione ha dedicato all'aborto farmacologico come conquista scientifica da difendere.
O forse a fare paura è, semplicemente, la libertà di scelta delle donne, che non dovrebbero essere informate del fatto che l'aborto farmacologico è una scelta possibile e sicura e può venire incontro al loro sacrosanto, questo sì, diritto di autodeterminazione.
Oppure ancora è temuto il nome della nostra associazione, spesso cancellato insieme al testo dei manifesti, come se a spaventare fosse proprio il fatto che sia un'unione di atei e agnostici a esprimersi e a sostenere i diritti, mentre tante organizzazioni e partiti clericali cercano ogni giorno di negarli (seguendo, d'altronde, gli insegnamenti del "rivoluzionario" papa Bergoglio).
Qualunque sia la verità, sottolineiamo che con questo tipo di attacchi non si fa altro che incoraggiarci a portare avanti le nostre campagne, spingendoci inoltre a invitare tutte le persone che le condividono a sostenerci nel nostro impegno.

Loris Tissino
Coordinatore del Circolo Uaar di Pordenone

Manifesto Uaar imbrattato a Spilimbergo
I manifesti dell'Uaar sulla campagna RU486 imbrattati. Spilimbergo, via Umberto I.

Ciriani, cimiteri e laicità

pubblicato 15 feb 2021, 08:13 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 15 feb 2021, 08:16 ]

Il dibattito in città è nato dal caso di una donna albanese di religione musulmana, residente in un comune limitrofo, che ha avuto difficoltà nel trovare sepoltura secondo "le modalità imposte dalla loro fede" (come ha affermato il candidato sindaco Gianni Zanolin). La Federazione provinciale del PD ha discusso della proposta di "istituire, se non dei veri e propri cimiteri musulmani, delle aree dedicate all'interno dei cimiteri".

Taher Djafarizad, presidente di Neda Day, ospite del nostro Circolo in diverse occasioni, è intervenuto sulla questione sottolineando con forza che la richiesta di cimiteri islamici o di aree dedicate va in direzione contraria rispetto alla volontà di integrazione: «Noi vogliamo l'integrazione e invece quella è separazione continua . Chi adesso chiede spazi per le sepolture islamiche, in futuro chiederà piscine riservate alle donne o carne halal nelle mense scolastiche per i bambini di religione musulmana. Per realizzare l'integrazione occorrono tre interventi: organizzare corsi di educazione civica per tutti gli immigrati, spiegare la Costituzione e promuovere corsi di lingua obbligatori, soprattutto per le donne. La vera integrazione comporta dei diritti, ma impone anche dei doveri».

Il Sindaco Alessandro Ciriani, infine, ha fatto presente che «proprio perché il cimitero è un luogo laico e non è un terreno consacrato, può accogliere tutti: cattolici, atei e persone di qualsiasi fede.»

Noi del Circolo Uaar apprezziamo la presa di posizione a favore della laicità delle istituzioni espressa dal sindaco della città, contrario alla proposta di creazione di un cimitero islamico. Le istituzioni, infatti, così come i luoghi dedicati alla sepoltura, sono di tutti: credenti (delle varie confessioni) e non credenti. 

Auspichiamo che una tale presa di posizione venga mantenuta non solo quando a chiedere trattamenti differenziati e di favore sono le comunità religiose minoritarie, ma anche quando a farlo sono le quelle che il sindaco definisce "della stragrande maggioranza della popolazione" (con numeri in forte diminuzione, in realtà, come desumibile da molti indicatori), ossia quelle cristiane delle varie denominazioni.

E anche che il tema della laicità sia presente in occasioni nelle quali invece l'amministrazione dà per scontata la presenza di rappresentanti della Chiesa Cattolica a fianco di quelli delle istituzioni civili.

Loris Tissino
Coordinatore Circolo Uaar di Pordenone

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