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Sciamani in cattedra all'Università di Udine? Parliamone...

pubblicato 19 lug 2020, 05:39 da Loris Tissino   [ aggiornato in data 19 lug 2020, 05:54 ]

«Libera da ignoranza e pregiudizi. Uniud è scienza.» Questo si legge sullo striscione che l'Università di Udine ha appeso fuori dalla sua sede del centro città. Una dichiarazione chiara e netta, che noi dell'UAAR non possiamo che sottoscrivere convintamente. In un periodo storico nel quale il dubbio, che assieme alla curiosità, sta alla base del metodo scientifico viene brandito da chiunque per giustificare la propria ignoranza e divulgare credenze strampalate, è infatti fondamentale che le istituzioni si schierino con la scienza e la ricerca.

Proprio per questa convinzione, che condividiamo con l'Università del nostro territorio, siamo rimasti esterrefatti dall'apertura del "Master in Partnership e Sciamanesimo" da parte della stessa Uniud. Il Master universitario di I livello, della durata di un anno e dal costo di € 2.832, può vantare la partecipazione al corpo docente di ben dieci sciamani, provenienti da ogni parte del mondo, i quali cureranno attività formative che spaziano dallo "Sciamanesimo celtico" a "Il mondo degli spiriti", il tutto sotto la supervisione della Direttrice del Master, prof.ssa Antonella Riem.

 
Immagini tratte dal video di presentazione del corso.

Ci chiediamo se l'Università abbia seriamente valutato l'idoneità di tali soggetti, i cui curricula scientifici non sono tutti riassunti nella pagina di presentazione del Master, a svolgere attività didattiche di livello universitario, così come se sia stata condotta una seria valutazione sull'opportunità e la coerenza di tale corso con la mission dell'Ateneo udinese.

Perché una cosa è la cultura che scaturisce dalla ricerca scientifica e dal lavoro dei Professori che, anche nell'ambito di questo percorso formativo, certamente si atterranno al rigore che la regola; altra cosa è far salire letteralmente in cattedra persone che, legittimamente, hanno scelto un'altra strada, che con il rigore e la scienza ha ben pochi punti di contatto.

Da parte nostra ci auguriamo un maggiore senso di responsabilità dell'istituzione di più alta formazione del nostro territorio, nei confronti prima di tutto degli studenti, ma anche dei contribuenti tutti, nell'evitare la diffusione di pseudoscienze e ingerenze religiose esotiche, di cui il nostro Paese non ha certamente (altro) bisogno.

Michelangelo Licata
Coordinatore Circolo UAAR di Udine
(originariamente pubblicato su Facebook)

Un ponte dedicato a Margherita Hack

pubblicato 16 lug 2020, 07:44 da Loris Tissino   [ aggiornato in data 30 ago 2020, 08:05 ]

Questa mattina ho consegnato in Comune la richiesta di intitolare a Margherita Hack, già presidente onoraria dell'Uaar, notissima astrofisica e divulgatrice, il nuovo ponte e il percorso ciclopedonale che collegheranno via Interna a via Galileo Galilei.

La richiesta è stata sottoscritta, oltre che dal Circolo Uaar di Pordenone, da diverse associazioni (FIAB Pordenone - Aruotalibera, Gruppo locale CICAP, Pordenone Linux User Group, Associazione NedaDay, Scuola di scacchi "Vera Menchik") e altre adesioni potranno essere aggiunte, anche individuali.

Margherita Hack Ponte Hack

Chi l'ha conosciuta e ha letto qualche sua opera ha sicuramente potuto apprezzarne le qualità, in tutti i campi. Si è occupata non solo della sua disciplina, ma anche di diritti civili, di contrasto di superstizione e pseudoscienze, di diritti degli animali, di uso della bicicletta come mezzo di trasporto individuale.

Negli archivi video dell'UAAR è disponibile un suo intervento su ateismo ed etica laica nel corso del meeting "Liberi di non credere".

Il 12 giugno del 2021 compirebbe 99 anni. Sarebbe bello poterci ritrovare, quel giorno, su un ponte a lei dedicato per omaggiarne il ricordo.

Loris Tissino
Coordinatore del Circolo UAAR di Pordenone


Com'è andata a finire?
L'Amministrazione Comunale, ignorando la richiesta delle associazioni, ha deciso di dedicare l'infrastruttura a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Scelta comunque onorevole, però un ponte dedicato alla famosa scienziata vicino a tante strade dedicati a famosi scienziati sarebbe stato comunque meglio, a parer nostro. 

Commiati e commemorazioni al tempo del COVID-19

pubblicato 8 mag 2020, 00:01 da Uaar Pordenone   [ aggiornato in data 8 mag 2020, 00:12 ]

Viviamo in un tempo sospeso in cui i nostri cari, che sono venuti a mancare, non possono essere salutati con una cerimonia funebre completa.
 
In attesa di poter celebrare il funerale ufficiale, nelle scorse settimane alcuni celebranti della nostra rete Cerimonie Uniche si sono resi disponibili per offrire una commemorazione a chi ci ha lasciato in questo triste periodo, scrivendo e celebrando per loro una cerimonia laica intima e raccolta, anche con il supporto della tecnologia moderna.
 
Consapevoli che poter salutare il proprio caro è un passaggio essenziale sia per onorare la sua vita, sia per ricevere conforto e sostegno nel dare inizio alla fondamentale fase dell'elaborazione del lutto.
 
Se vogliamo cercare un aspetto positivo in questo periodo di stravolgimento delle consuetudini, per quanto riguarda l’ultimo saluto possiamo affermare che, mentre le cerimonie “tradizionali” dovevano svolgersi entro brevissimo tempo (mediamente due giorni dalla morte) ora i funerali si sono trasformati in commemorazioni che possono tenersi anche dopo settimane.
 
Questo significa che i familiari, sebbene privati della possibilità di svolgere un rito alla presenza fisica di tutti gli amici e parenti e purtroppo anche in assenza del feretro, hanno l’opportunità di preparare con più tempo e maggior condivisione una commemorazione
personalizzata e che rispecchi pienamente il loro caro.
 
Molti di noi hanno assistito alla cerimonia del nostro caro collega Fiorino Donina, avvenuta sabato 11 aprile in diretta streeming, celebrata dal nostro formatore Richard Brown con la collaborazione di Elena Pradella e Clarissa Botsford e con la partecipazione di colleghi e amici in connessione via internet da varie parti del mondo.
 
Credo che quella commemorazione sia stata un dono per Fiorino e, al tempo stesso, un ultimo regalo che lui ci ha fatto, facendoci scoprire un nuovo modo di salutarci con partecipazione, creatività e commozione.
 
Da quell’esperienza è nata l’iniziativa “Commemorazione con cinque petali di rosa”, creata assieme al cerimoniere funebre della Socrem di Torino e da sempre amico dell'UAAR, Carlo Giraudo, che ringrazio.
 
Questa modalità si presta sia per comporre cerimonie di commiato in presenza del feretro, sia per cerimonie di commemorazione a distanza di tempo, per coloro che non hanno potuto celebrare il rito prima della cremazione o della tumulazione.

petali

Commemorazione con cinque petali di rosa

primo petalo chi eri

Questo è il petalo delle note biografiche, del racconto della sua infanzia, degli studi, delle amicizie, della carriera.

secondo petalo  dove eri

Questo è il petalo del racconto dei luoghi dove operava, dove viveva e lavorava, dei suoi hobby e delle sue passioni creative.

terzo petalo cosa hai fatto per noi

Questo è il grande petalo della gratitudine, dove raccontare quello che la persona ha fatto per noi e per le altre persone del suo mondo e per la società. Dove raccontare le sue opere, i suoi amori, le sue battaglie, le sue conquiste ed anche le sue sconfitte che lo hanno reso unico ed irripetibile.

quarto petalo  chi eravamo per te

Questo è il petalo dei rapporti personali, quello che probabilmente sarà il più difficile da raccontare perché metterà a nudo il nostro cuore e ci porterà faccia a faccia con il nostro senso di perdita.

quinto petalo dove sei rimasto

Questo è il petalo dei luoghi fisici dove la persona ha vissuto i momenti più felici, quelli dove i suoi occhi brillavano, dove la persona era in unità con la sua parte più profonda ed intima. Diventano i luoghi di elezione per celebrare la cerimonia, ad esempio in montagna, in riva ad un lago ecc… Ma ci sono anche i luoghi immateriali, quelli in cui la persona continua a vivere nella memoria di chi ha amato, attraverso le opere, gli scritti, i figli, gli amori.

Concludendo, possiamo fare questa distinzione: il rito del commiato si svolge in presenza del feretro quindi è più legato alla scomparsa della parte fisica e al senso di perdita. Nella commemorazione in assenza del feretro si palesa maggiormente l’intento di collegarsi alla parte immateriale della persona, al suo spirito per chi ha fede o al suo ricordo per chi non è credente.  In questo modo la celebrazione contribuisce all’inizio dell’elaborazione del lutto poiché risana il dolore per la mancanza del saluto accanto al feretro e crea un legame
indissolubile, slegato dal corpo e proiettato sulla memoria.

Alessandra Rizzi
tanatologa culturale e cerimoniere funebre,

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