25 aprile - Liberi davvero

L'Italia è un paese laico nei rapporti con il Vaticano?
L'Italia è un paese laico nei rapporti con i non credenti?
L'Italia è un paese laico nell'insegnamento scolastico?
L'Italia è un paese laico nelle regole sociali?
L'Italia è un paese laico nella sua spesa pubblica?
Che cosa vogliono donne e uomini associati nell'Uaar
Obiettivi Uaar per rendere l'Italia un paese laico e civile
Obiettivi Uaar per rendere l'Italia un paese laico e civile

LIBERI DAVVERO (pannello 1)

L’Italia è un paese laico nei rapporti con il Vaticano?

L’articolo 7 della Costituzione afferma al primo comma che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

Nel secondo comma però precisa che “I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”, cioè dal Concordato del 1929 tra regime fascista e Vaticano, modificato nel 1984 con l’attribuzione alla Chiesa cattolica, attraverso il meccanismo dell’otto per mille, di parte del gettito fiscale dello Stato.

E’ appunto sulla base del Concordato che la Chiesa entra pesantemente, e in buona parte a spese di tutti i cittadini italiani, credenti e no, nella vita del nostro Paese, dettando e talvolta riuscendo a imporre la sua linea nel campo dei diritti civili (divorzio, aborto, contraccezione, fine vita ecc.) con la colpevole complicità del mondo politico .

Se lo Stato italiano fosse, nel suo assetto e nel suo funzionamento (sono questi i significati di ‘ordine’), indipendente e sovrano, non dovrebbe stabilire rapporti particolari e preferenziali con una religione piuttosto che con un’altra, ma essere indifferente a tutte.

L’articolo 7 della Costituzione, e con esso il Concordato, dovrebbero semplicemente essere aboliti.

Fino a quando questo non accade, il nostro non è un Paese laico.

LIBERI DAVVERO (pannello 2)

L’Italia è un Paese laico nei rapporti con i non credenti?

Costituzione, articolo 8: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Articolo 19: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa …”

Queste norme affermano la libertà di credere in forma associata, dopo che all’articolo 3 si sancisce l’eguaglianza dei singoli: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione …”.

Perché non viene affermata per le realtà associative anche la libertà di NON credere, visto pure che atei e agnostici sono, secondo l’ISTAT, almeno il 10% dei cittadini?

Per essere la Carta fondamentale d’un Paese laico la Costituzione dovrebbe precisare

  • che tutte le confessioni religiose e tutte le posizioni non religiose sono ugualmente libere;
  • che tutti hanno diritto di professare la propria fede o di non professarne alcuna.

Poiché non lo fa, la nostra Costituzione discrimina i non credenti, dunque non è laica.

LIBERI DAVVERO (pannello 3)

L’Italia è un paese laico nell’insegnamento scolastico?

Il Concordato tra Stato italiano e Vaticano prevede l’insegnamento della religione cattolica, “impartito in conformità della dottrina della Chiesa”, per due ore settimanali nelle scuole dell’infanzia e primaria e per un’ora a settimana nella secondaria di primo e secondo grado.

L’ “ora di religione” non è obbligatoria, ma lo diventa perché la teorica possibilità di partecipare ad attività didattiche alternative non trova attuazione per mancanza di spazi e insegnanti dedicati, e quella di uscire dalla scuola è impraticabile nel caso di bimbi piccoli ed è ostacolata dall’opposizione della Chiesa a che l’ora di religione venga posta all’inizio o alla fine delle lezioni per gli studenti più grandi, perché ciò ne favorirebbe la fuga.

Gli insegnanti di religione – più di 25mila nell’anno scolastico 2009/2010 - sono pagati dallo Stato ma scelti dai vescovi che possono revocarli, cioè far perdere loro il lavoro, anche per comportamenti nella vita privata, come ad esempio la gravidanza d’una insegnante non coniugata o le relazioni con partner dello stesso sesso.

I dirigenti scolastici autorizzano lo svolgimento in orario scolastico di riti religiosi (come benedizioni o preghiere) e “uscite didattiche” per partecipare alla messa. Sono atti illegittimi, che possono essere contestati solo sulla base di lunghe e problematiche vertenze giudiziarie.

Un Paese che nelle sue leggi e comunque di fatto forza i propri giovani a subire il catechismo d’una particolare dottrina religiosa non può dirsi né laico né democratico.

LIBERI DAVVERO (pannello 4)

L’Italia è un paese laico nelle regole sociali?

Negli edifici pubblici dello Stato e degli Enti territoriali, nelle scuole, negli ospedali, spesso ancora nei tribunali, nelle caserme e nei seggi elettorali, sono presenti simboli della religione cattolica.

In particolare negli ospedali vengono proposte ogni giorno a tutti gli ammalati, anche di altre religioni o non credenti, funzioni e sacramenti della religione cattolica, mentre nella scuola si insegna la dottrina cattolica ma non ad affrontare la vita – trascurando così tematiche che vanno dallo sviluppo della sessualità ai rapporti interpersonali, dai problemi del lavoro ai rischi dell’incidentalità stradale, dal pericolo delle droghe al rispetto dell’ambiente, dei sentimenti e delle opinioni altrui.

Nelle manifestazioni istituzionali di tutti i livelli i rappresentanti del clero sono presenti accanto alle autorità civili e spesso vi si svolgono funzioni della religione cattolica, quasi che questa sia ancora la religione di Stato.

Lo stesso Stato permette l’invadenza d’una Chiesa che si oppone alla regolamentazione e alla pratica della contraccezione, fomenta la spesso ipocrita obiezione di coscienza, contesta il riconoscimento dei diritti civili ormai propri della cultura occidentale - dal matrimonio delle coppie omosessuali alla procreazione assistita, dai diritti di assistenza e successione nelle convivenze di fatto a quello di scegliere quando e come morire.

Sino a quando la nostra legislazione non regolerà ciascuno di questi aspetti del vivere sociale rispettando la libertà dei propri cittadini, l’Italia non potrà dirsi un Paese laico.

LIBERI DAVVERO (pannello 5)

L’Italia è un paese laico nella sua spesa pubblica?

Nel 2017 lo Stato italiano ha erogato alla Chiesa cattolica, o rinunciato a riscuotere da essa, una somma prudenzialmente stimata in 6 miliardi e 415 milioni. Le voci più rilevanti sono:

  • attribuzione dell’8 per mille sul gettito fiscale, 986 milioni

  • pensioni ai sacerdoti (3 mila su 35 mila ecclesiastici), 85 milioni

  • stipendi ai cappellani di forze armate, polizia, carceri, ospedali, cimiteri, 78 milioni

  • stipendi agli insegnanti di religione nelle scuole, 1 miliardo e 250 milioni

  • contributi statali e locali a scuole e università cattoliche, 970 milioni

  • esenzioni da imposte, 1 miliardo e 15 milioni

  • altri contributi statali e locali, 665 milioni.

Queste erogazioni alla Chiesa cattolica discriminano le altre religioni, in particolare quelle escluse dalla distribuzione dell’otto per mille, ma discriminano soprattutto i non credenti, tenuti a pagare di tasca propria le convinzioni religiose altrui dalle quali, per giunta, sono oppressi a livello sociale e politico.

Un Paese non confessionale dovrebbe lasciare che i credenti autofinanziassero le proprie strutture e attività, escludendo ogni proprio intervento economico (ma anche d’altro genere) sia a favore che contro.

Il nostro evidentemente non è, sotto questo aspetto, un Paese laico.

LIBERI DAVVERO (apertura/chiusura)

Le donne e gli uomini associati nell’UAAR, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, non vogliono che l’Italia divenga un Paese senza religione. Chiedono invece che la religione non opprima e non invada la loro esistenza.

Non rinnegano i due millenni di cultura cristiana che hanno, nel bene e nel male, contribuito a formare la società nella quale vivono. Chiedono però che quella cultura non impedisca il riconoscimento di diritti universali.

Sanno con quale abnegazione la parte migliore del mondo cattolico si adopera in favore degli ‘ultimi’, ma non accettano che di questa abnegazione si serva la Chiesa per pretendere parte del potere e del reddito statale.

Non intendono imporre ai credenti norme di condotta nella loro vita privata, ma rifiutano nella propria le imposizioni altrui.

Il loro scopo è in sostanza solo quello, elementare ed essenziale, di essere LIBERI DAVVERO.