Il Comune nega il logo “Pordenone – Verso Capitale italiana della Cultura 2027”, il Tar dà ragione al circolo Uaar
Il Comune nega il logo “Pordenone – Verso Capitale italiana della Cultura 2027”, il Tar dà ragione al circolo Uaar
Quando il Comune di Pordenone organizzò tavoli con le associazioni per costruire il dossier di candidatura in maniera organica e coordinata (“Pordenone scrive la candidatura”) il Circolo Uaar di Pordenone partecipò, ma la sua proposta (avanzata insiema ad altre realtà associative) sul tema dei diritti civili fu praticamente l’unica esclusa (senza comunicazioni di sorta in merito).
L’8 luglio 2025, dopo essere stata scelta come Capitale 2027, l’amministrazione comunale dichiarò che avrebbe comunque messo a sistema anche iniziative non previste nel dossier (quindi senza finanziamenti), non solo per il 2027 ma anche per il 2025 e 2026 (con il logo “Pordenone verso Capitale italiana della Cultura 2027”). In particolare, dichiarando che il logo sarebbe stato concesso senza difficoltà per tutte le iniziative con aspetti culturali, sociali e promozionali “coerenti con il progetto” (esempio fatto dall’assessore Alberto Parigi di cosa non coerente: il torneo di calcetto tra amici del quartiere); in quell’occasione fu anche affermato che il “welfare culturale” comprende comunità, inclusione, accessibilità e tutte le iniziative che affrontano questi argomenti sarebbero stati approvati “salvo casi estremi”.
Ad agosto 2025 il circolo Uaar di Pordenone fece una prima richiesta del logo “verso” per la propria iniziativa “Diritti, ultima frontiera”, ma vi fu un diniego non motivato e non fu accordato un incontro per avere informazioni in merito.
Il circolo presentò allora una seconda richiesta del logo “verso” per un’iniziativa semplice in sede: incontri in lingua inglese sul tema dei diritti civili (iniziativa “Open Minds’ Corner”). La risposta fu negativa, con la motivazione che il programma non era abbastanza dettagliato.
Fu necessaria una successiva richiesta, con programma dettagliato e specificazione di punti trattati ispirati proprio dal dossier di candidatura, per ottenere, nel febbraio 2026, un ulteriore diniego, firmato questa volta dal sindaco Alessandro Basso in persona. La motivazione fu che «i toni e i contenuti espressi nel “Manifesto d’intenti” presente nel sito ufficiale della Vs. Associazione non sono coerenti rispetto agli atti fondamentali, ai programmi e ai progetti dell’Ente pertanto si comunica che non vi sono le condizioni per la concessione del Logo.»: un giudizio quindi non sulla proposta in sé, ma sull’associazione proponente. Su questo diniego fu presentato ricorso al Tar.
Il commento del coordinatore del circolo Uaar Loris Tissino
«Quando il Comune ha avviato il percorso di costruzione del percorso di candidatura abbiamo partecipato con piacere ai tavoli inter-associativi per proporre un punto di vista laico e aperto sul tema dei diritti civili, che a nostro parere costituiscono un punto imprescindibile della cultura. Dal dossier di candidatura questo tipo di proposte sono state escluse senza che nessuna motivazione ci venisse fornita. Abbiamo comunque proposto nostre iniziative sul territorio, ma volevamo avere un riconoscimento almeno simbolico della nostra (come atei e agnostici) appartenenza alla comunità, e per questo abbiamo richiesto il logo “Verso capitale della cultura” per il nostro progetto di conversazioni in lingua “Open Minds’ Corner”, che ci è stato rifiutato non per i contenuti della proposta ma proprio sulla base di chi quella proposta l’aveva avanzata. Il diniego ci è parso assolutamente irragionevole, ed è per questo che abbiamo presentato il ricorso amministrativo. Una questione non basata su richieste di finanziamenti, di cui altri soggetti godono abbondamentemente, ma proprio di principio: può un’amministrazione comunale che in diverse occasioni parla di pluralismo e di inclusione, anche proprio in riferimento al percorso di Capitale della Cultura, escludere una parte della società per le proprie posizioni in materia di religione? Secondo noi no, e il Tar ci ha dato ragione».